Scritto da Admin
19 set 2008


L’avvento di internet ha velocizzato e ampliato il coinvolgimento e l’interazione proposta rendendo possibile un antico sogno. Gli esperimenti si sono moltiplicati e hanno sviluppato un mercato e una filosofia sconosciuti. C’è un problema che non va sottovalutato: una volta coinvolto, lasciato libero di proporre, criticare, il consumatore cittadino si aspetta risposte precise. In loro assenza prende le distanze dalla marca che le ha proposte. I risultati sono devastanti.

Demos-cratos
L’idea di interrogare, ascoltare gli umori, i pareri dei consumatori nasce in ambito politico: è stata una strategia per allargare e rafforzare il consenso nel territorio. I grandi partiti di massa del Novecento, in regime democratico, ma non solo, organizzavano le sezioni che diventavano un importante strumento di ascolto. Con l’avvento della televisione e la moltiplicazione delle fonti d’informazione la sezione di partito, come luogo di confronto prima e di ascolto poi, ha perso la sua centralità a favore di altri strumenti, come le ricerche di mercato. Le aziende hanno scoperto da non molto tempo la strada di coinvolgere e far partecipare i consumatori-cittadini alle loro attività. Democratico ha origine dal greco: demos, popolo, e cratos, potere. Etimologicamente significa governo del popolo. Il mercato, l’economia non saranno mai governati dal popolo ma la partecipazione dei consumatori alle azioni, grandi e piccole, delle imprese rende possibile l’uso e l’avvicinamento di due termini apparentemente antitetici: mercato democratico. [...]

Quali sono gli obiettivi del marketing democratico?
Proviamo a elencare in ordine d’importanza alcune variabili. Innanzitutto l’impresa sviluppa interattività con i consumatori. In secondo luogo fa politica di marca, branding, aumentandone l’intensità e il valore. Poi può migliorare con qualche buona idea i prodotti e i servizi e soprattutto può creare microambienti favorevoli allo sviluppo dell’innovazione. Ovviamente questo si riflette su un potenziale aumento delle vendite visto che questo tipo di azioni attiva le leve promozionali e gli eventi.

Pro-sumer
Alcuni giornali su questo argomento ironizzano: le aziende hanno trovato il modo di far lavorare i consumatori. E qualcuno ha anche coniato un termine riassuntivo: pro-sumer, ossia un po’ consumatore, un po’ produttore. Come sempre quando si fa un’analisi c’è del vero e non, ma, soprattutto, ci sono casi di eccellenza e tantissimi casi di mediocrità.
Vediamo tre casi di eccellenza, secondo noi diversi fra loro e pertanto interessanti per la business community. La catena di coffee shop Starbucks ha un apposito blog chiamato My Starbucks Idea dove i clienti possono commentare prodotti e servizi erogati dalla catena. Nel dare un giudizio suggeriscono, entrando nei dettagli, variazioni produttive. Una visita al blog testimonia l’attaccamento dei clienti alla marca: chiedono di rinunciare ai prodotti cinesi, a quelli non compatibili con l’ambiente, suggeriscono variazioni nel packaging, nella glassatura delle brioche e altro. È un formidabile laboratorio per l’azienda che ha a disposizione un’originale ricerca di mercato, basta aver voglia di leggere con cura gli interventi.
Procter&Gamble sta cavalcando questo trend e ha lanciato il programma Connect&Develop: chiunque collegandosi al sito corporate della multinazionale può proporre un’innovazione che sarà poi retribuita. Ferrero sta lavorando su un altro versante. In Francia, per i 30 anni della barretta di cioccolato più famosa dell’Europa, Kinder, ha creato un sito per ospitare l’operazione Il più bel sorriso Kinder. Fino al 27 luglio i consumatori hanno potuto inviare la foto dei loro bambini sorridenti. Una giuria di consumatori, successivamente, ha scelto il vincente che diverrà il testimonial dei prossimi anni della marca. Ferrero in questo modo raggiunge due obiettivi: coinvolge i clienti in una sorta di gioco, aumenta la brand awareness e compie un’operazione di autentico marketing democratico cercando il prossimo testimonial presso i clienti anziché reclutarlo

Fonte: Markup