Scritto da Admin
19 dic 2008


Il sonno della pubblicità genera mostri. Ed ecco infatti che perfino la Coca Cola, un tempo simbolo del migliore dei mondi possibili, oggi si presenta nella forma Zero, già inquinata, quindi, dalla preoccupazione per la salute e la forma fisica. Uno spot spaventoso mostra un occhio che cammina su gambette anoressiche e due lingue disgustose che parlano e si muovono fuori dal corpo. L’essere umano non solo è dissociato dai suoi sensi (la vista e il gusto), ma non c’è più: è ridotto a puro organo di consumo. Segno che, in un mondo globalizzato, anche la più globalizzata delle bibite, ha i suoi problemi, almeno estetici. Oppure li hanno i creativi che, in effetti, da qualche tempo popolano di mostri i loro messaggi.

Alcuni, nelle intenzioni, vorrebbero essere pupazzi rassicuranti, ma riescono brutti da far paura e soprattutto inutili allo scopo di rendere simpatico il prodotto. Ci sono i cagnacci robot che digrignano spaventosamente i loro denti meccanici e non sappiamo perché dovrebbero indurci a desiderare un’automobile Fiesta. Accanto al pacioso Gerry Scotti siede in macchina un essere arancione, senza volto, ma dotato di stazza superiore alla media umana (e perfino scottiana), sul cui grembo plasticato appoggia la testa un bambino. Il tutto allo scopo di apparirci rassicurante e spingerci a stipulare un’assicurazione Genialloyd. I nessi tra i messaggi sono apparentemente labili o inesistenti, forse studiati per colpire il nostro inconscio per via subliminale.

Come quell’altro orrendo mostriciattolo gonfiabile che si fa cadere i pantaloni davanti all’auto di una bella guidatrice lasciandola traumatizzata, speriamo non per sempre. Per non parlare degli ormai vecchi commensali lucertoloni, golosissimi di surgelati Findus. Forse i loro occhi sporgenti piacciono ai bambini, ma spaventano noi adulti, cresciuti televisivamente insieme a creature animate più sdolcinate; come il resuscitato Calimero, Lazzaro eternamente sbiancante. Mentre oggi vediamo dei veri film horror, come quello Air Wick, dove prima ci viene mostrata una allegra giraffa (sic!) intenta a pulire il bagno di casa; poi arrivano due orrendi cinghialetti pelosi che, parlando con stereotipato linguaggio giovanilista, la chiamano mamma.
Due figli adottivi? Due alieni venuti dallo spazio? Due creature geneticamente modificate? Forse soltanto due consumatori imbestialiti dall’odio dei creativi.

Fonte: Pubblicità Italia