Scritto da Admin
03 set 2008

La marca aspira al target, non viceversa

La marca aspira al target


Il consumatore è cambiato e si sa, ma occorre tenerlo presente in ogni tipo di comunicazione che l’azienda trasmette. Non si può più parlare di coinvolgimento puramente emotivo, è infatti la marca che aspira al target e non viceversa.

“II consumatore è sempre più protagonista, in quanto ha preso coscienza di sé stesso e oggi ha tutti gli strumenti di giudizio e di contatto per esplorare e valutare marche e prodotti in tempo quasi reale”.
Proprio pochi giorni fa Giampaolo Fabris ha fotografato la situazione dicendo che “il consumatore non è più subalterno, tantomeno fidelizzato, ma un informatissimo poligamo a caccia di esperienze. E’ quindi giusto mettere al centro della comunicazione il consumatore, parlargli ma anche ascol¬tarlo. E il fine non è solo fare un’efficace campagna pub¬blicitaria; è costruire un’idea centrale forte e fare in modo che, seppur con le necessarie differenze di linguaggio, resti integra e unica su qualunque leva la si vada a declinare“.
Cosa si aspetta il pubblico dalle marche e dalla loro comu¬nicazione?
Innanzitutto che mantenga le promesse fatte in comunicazione, soprattutto quando la comunicazione è incentrata sull’etica della marca. Ma credo si aspetti soprattutto infor¬mazione, che voglia sentirsi compreso nelle sue esigenze e aspettative, pur ritenendosi libero di sceglierne un’altra, magari per un vantaggioso e momentaneo meccanismo promozionale. Ed è qui che la comunicazione può avere ancora un ruolo importantissimo; nel costruire, attraverso un attento mix di valori, di informazione concreta e di dialogo, un muro difensivo che resista ai mille richiami che oggi offre il mercato.
C’è effettivamente un maggiore coinvolgimento diretto del target rispetto ai brand?
C’è eccome; ma rispetto al passato non è più un coinvolgimento puramente emotivo, fatto magari di fedeltà fine a se stessa, quasi ideologica. In passato molti si vantavano di aver sempre preso una determinata marca di auto o di maionese, senza magari saperne motivare le ragioni. Stima, sudditanza psicologica, fedeltà sono tutti fattori in crisi. Oggi i ruoli si sono invertiti, la marca, tranne pochi settori come il lusso o il lifestyle, non è più l’aspirazione del target: è la marca che aspira al target. ll consumatore è diventato giudice assoluto della marca e dei prodotti.
Il moltiplicarsi dei canali attraverso i quali è possibile veicolare un messaggio ha avvicinato il consumatore alla marca.
Esiste il rischio che quest’ultima perda un po’ di autorevolezza? L’avvicinamento tra marca e consumatore è inevitabile con gli strumenti di comunicazione odierni, anzi è auspicabile. Il problema è chi si avvicina per primo a chi. Se lo fa la marca, opportunamente attrezzata a sostenere il confronto, l’esame del consumatore, se è in condizioni di saper dialogare con lui, di capirne le esigenze e di essere flessibile, non ha nulla da temere. In caso contrario l’autorevolezza è invece a serio rischio. Questo perché l’autorevolezza non è più un concetto astratto, emotivo; è diventato un concetto pratico e razionale, quasi misurabile. Oggi l’autorevolezza, intesa come credibilità, si può perdere in pochi giorni o in poche mosse sbagliate.

Fonte: Pubblicità Italia